IL TERRITORIO

Campodipietra. Dall’emigrazione alla sfida dello sviluppo
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Campodipietra è uno di quei 5.835 comuni d’Italia con meno di 5.000 abitanti; cioè fa parte di quei piccoli comuni che rappresentano il 72% degli 8.100 comuni che si contano nel nostro Paese. Ma se spostiamo l’attenzione al Molise troviamo che i piccoli comuni rappresentano il 91% del totale, vale a dire che 124 comuni su 136 non arrivano a 5.000 abitanti. Si tratta di una realtà diffusa e ‘naturale’ per i piccoli centri abitati del Molise in cui è residente il 50% dell’intera popolazione (ISTAT, 2001).

Nella regione la tendenza che riguarda la popolazione dei piccoli comuni fa segnare, nel periodo 1991-2001, una diminuzione del 6% (per l’intera regione -3%), ma indica un nettissimo incremento per Campodipietra: + 23,9% che corrisponde ad un aumento della popolazione legale da 1.664 abitanti del 1991 ai 2.059 dell’anno 2001.

Il quadro demografico attuale è in netta controtendenza con il fenomeno migratorio che per lunghi periodi ha allontanato gli abitanti di Campodipietra dalle loro abitazioni, dal paese di nascita, dal Molise, povero e senza apparenti orizzonti di progresso per chi restava. Folte schiere di molisani si sono rivolte verso gli Stati Uniti e verso il Canada a partire dalla fine della I Guerra mondiale e, più ancora, nel periodo dal 1945 al 1975; molti altri si sono diretti verso l’America del Sud, verso altri Paesi europei e verso le regioni dell’Italia settentrionale.

L’umanità portata come bandiera, la cultura che viene da una saggezza antica, l’amore per un’idea di appartenenza, la memoria per la terra di nascita, la volontà di progredire per se stessi e per la famiglia sono i tratti caratteristici degli emigrati molisani che conservano un potente legame di affetto con i paesi di origine. E così è per gli emigrati di Campodipietra e per i loro discendenti che testimoniano una mai dimenticata fedeltà per il paese delle radici con l’associazionismo, le pubblicazioni e le feste tradizionali che si tengono ancora con gli stessi riti religiosi consolidati dalla tradizionale devozione per la Vergine ed i Santi patroni.

Il paese di origine, soprattutto per chi non lo ha vissuto a lungo, risente di una eccessiva mitizzazione e spesso diventa un ‘concetto’ capace di trascurare anche quelle stesse negatività che, un giorno, hanno determinato il distacco. Il senso di appartenenza ad una comunità percepita come salda su valori morali e sociali è ancora un cemento tra gli emigrati che si impegnano a tenere viva la loro originalità campopetrese. Per questo è ancora usato il dialetto, si rinnova scrupolosamente la gastronomia paesana e si tramanda puntigliosamente la memoria delle tradizioni orali fatte di storie, nenie, cantilene, proverbi e devozioni che, altrimenti, non avrebbero più cittadinanza in contesti linguistici e culturali estranei all’origine molisana.

E gli emigrati, dalle loro residenze attuali, grazie alle moderne tecnologie della comunicazione (dal telefono, alla televisione ad Internet), ma anche grazie alla velocità con cui si può viaggiare in tutto il mondo, assistono alle profonde trasformazioni che interessano Campodipietra.

La transizione che al presente attraversa Campodipietra, come la gran parte dei piccoli comuni molisani, rientra nella tematica dello sviluppo rurale che fa riferimento ad uno scenario non più solo agricolo, ma reticolare per il dispiegarsi di fenomeni sociali, culturali ed economici che tendono a mutare la prospettiva globale di sviluppo.

Per sviluppo può intendersi un processo unitario orientato verso l’evoluzione e la maturazione di elementi di progresso derivanti dalle risorse naturali ed ambientali, da quelle economiche e sociali, da quelle infrastrutturali e di servizio. Ma la connotazione rurale si ricollega a tutto ciò che non è urbano, cioè che riguarda territori non urbanizzati, con bassa densità di popolazione e con tipologie di attività economiche che si differenziano da quelle industriali.

Il riferimento è ad un contesto formato da un insieme di risorse materiali, quali il paesaggio, la biodiversità, le risorse agricole e forestali, le risorse idriche ed energetiche, ed immateriali (tradizioni, lingua e dialetto, sapienza artigianale) che si manifestano in produzioni tangibili come gli alimenti tradizionali e tipici, le architetture tradizionali che utilizzano materiali locali, aree naturalistiche protette, prodotti di artigianato artistico, manifestazioni popolari, rievocazioni storiche, rappresentazioni corali di episodi mitici, espressioni della musicalità locale legata a particolari strumenti.

Campodipietra, in questo quadro di sviluppo, punta sulle attività legate al territorio, sulla tipicità delle produzioni e sulla nota ‘slow’ che può caratterizzare una qualità di vita diversa da quella delle comunità numerose e residenti nelle grandi città.

‘Slow’ nel senso dell’attenzione per le persone, della solidarietà diffusa, dei rapporti di vicinato, della cura per ogni singolo membro della comunità. ‘Slow’ nel senso del rispetto della qualità biologica delle produzioni alimentari, della meticolosità con cui confezionare alimenti dalla chiara connotazione geografica, della fantasia con cui associare nuovi e più potenti strumenti di produzione alla persistenza di un’impronta artigianale per sfuggire all’anonimato della produzione industriale di massa.

Di fronte alla crescente sfiducia dei consumatori negli alimenti che la grande produzione globalizzata distribuisce sull’onda della pubblicità, a Campodipietra riprende vita l’economia agricola tradizionale e di qualità alla luce dei metodi di produzione biologica, si sviluppa la produzione alimentare di nicchia a partire da materie prime sane e prodotte localmente.

Campodipietra coglie e sostiene l’inversione di tendenza alla diminuzione demografica: in passato, ha attirato piccoli imprenditori agricoli che hanno visto nella bontà dei suoli e nella disponibilità di servizi un forte incentivo al trasferimento da altre realtà molisane verso quelle campagne lasciate incolte in seguito ai fenomeni migratori; oggi, diventa un luogo appetibile per un ambiente migliore e capace di ridurre i livelli di stress più tipici delle città medio-grandi, ma vicino al capoluogo con i suoi servizi non ancora sufficientemente decentrati, diffusi capillarmente oppure accessibili telematicamente.

Proprio nel campo delle nuove tecnologie della comunicazione Campodipietra, come gli altri piccoli comuni molisani, corre il rischio di restare fuori dell’espansione telematica in quanto la capacità trasmissiva a larga banda sarà disponibile solo dove le società di telecomunicazione, perseguendo obiettivi economici immediati, riterranno di poter raccogliere importanti quantità di traffico. Internet, i portali di servizio per i cittadini, la trasmissione dei dati per le imprese e le amministrazioni rischiano di essere disponibile in forme compiute solo in alcune zone privilegiate emarginando le popolazioni dei centri minori.

Considerando che solo il 13% dei comuni italiani al di sotto dei 5.000 abitanti ha un sito Internet per ragioni dipendenti da scarse risorse finanziarie, da mancanza di competenze informatiche diffuse, dalla ineguale disponibilità di connessioni veloci, diventa evidente quanto sia necessario incentivare l’utilizzo della comunicazione telematica per scongiurare un possibile divario telematico.

Per evitare questo rischio Campodipietra ha prontamente aderito ad un progetto di e-Government che vede associati la maggior parte dei comuni molisani, delle Comunità montane e di enti che possono erogare servizi al cittadino. Si tratta di un progetto che prevede forme di collaborazione e di associazione di piccoli comuni attraverso la costituzione di Centri di Servizio Territoriali finalizzati all’erogazione di servizi su reti di comunicazione telematica con alti requisiti di velocità e di larghezza di banda.

A far aumentare la popolazione dei piccoli comuni concorrono diverse e nuove forme di mobilità geografica, che ricorrono anche per Campodipietra, come quella di mantenere la residenza in paese pur mantenendo il lavoro in città. I ridotti tempi di percorrenza per raggiungere il capoluogo ed i risparmi dovuti al minore costo della vita, il più alto livello di sicurezza e le migliori relazioni sociali, le componenti della qualità della vita più plasmabili e controllabili di quanto non avvenga nelle grandi città facilitano la scelta di vivere nei piccoli centri. Anche al termine dell’attività lavorativa svolta lontano dal paese molte persone rientrano per godere dei vantaggi derivanti da più amichevoli relazioni sociali e dall’uso meno convulso del tempo.

Campodipietra rappresenta, ormai, il contesto giusto per creare una contiguità spaziale e sociale tra ambienti diversi. La risposta alle esigenze abitative della popolazione ha prodotto una sensibile espansione edilizia nella zona del tratturo a ridosso del paese, lungo il tratturo in direzione di Ripalimosani e nella contrada Ruviato. Parallelamente sono apparsi nuovi centri di vendita di media distribuzione, ristoranti, aziende agrituristiche, centri ricreativo-sportivi per sport di squadra ed equitazione, saloni per la vendita di automobili.

Ma la cultura locale sopravvive sia come oggetto di attenzione intellettuale che come sfondo della vita della popolazione. Le tradizioni spesso assumono caratteri di spettacolarità e di eventi da offrire al turismo insieme alla gastronomia con forti connotati di tipicità ed unicità.

Prende corpo una sorta di archeologia del territorio sostenuta da strutture, manufatti, architetture, spazi costruiti, arredi urbani, materiali da costruzione usati, ma anche da alberi tipici, colori del paesaggio agricolo, dalla semplice geologia dei luoghi o dalle infrastrutture organizzative dello spazio abitato.

Così, la nuova sistemazione dello spazio antistante la chiesa di S. Martino con la realizzazione di una piazza diventa un passo nella direzione di non considerare il centro storico come un’opera cristallizzata nel tempo, ma come elemento del tessuto abitativo in grado di equilibrare conservazione e vivibilità e dove la connotazione cronologica non è più un blocco irremovibile.

Origine del nome Campodipietra

Esclusa l’ipotesi dell’origine del nome Campodipietra legata alla natura calcarea del suolo o alla esagerata presenza di di rocce e macigni, restano altre due ipotesi:

  • Dopo le distruzioni operate da Silla nel Sannio, che si era schierato con Mario, gli abitanti delle alture fortificate dovettero scendere al piano e così si formarono grandi fattorie dette Campi. Si ebbe così il Campo di Basso (Campobasso), il Campo di Lieto (Campolieto) e il Campo di Pietro (Campodipietra).

    Pietra
  • Campus de petra o de preta (campo della pietra). La pietra potrebbe essere la lastra funeraria raffigurante due coniugi che si stringono la mano, rinvenuta in località Marchisio e custodita nell’Asilo (Scuola materna).


 


Commenti  

Posted On
Lug 07, 2010
Posted By
Verio
0 Avanti così
Un grandissimo "in bocca al lupo" da un affezionato sostenitore!

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